La sperimentazione è un tratto tipico delle opere di questo artista monrealese, d’indole vivace, curiosa e inquieta, che venne affascinato dalle opere del coetaneo Francesco Lojacono. Per la sua formazione ebbe modo di viaggiare molto e di recarsi a Napoli, presso la Scuola di Resina, e a Firenze, dove lavoravano i Macchiaioli.

Antonino Leto, La raccolta delle olive, 1874, olio su tela
L’opera che esprime la sua visione è La raccolta delle olive (1874), un paesaggio che sembrerebbe fotografato dal vero. In questo quadro l’artista mostra il suo talento e la sua abilità vincendo il concorso per il pensionato a Roma.
Antonino Leto rielaborò in modo molto originale le suggestioni degli artisti incrociati durante i suoi studi e portò nelle sue opere l’esuberante solarità mediterranea con attenzione alla luce e al colore, molto evidente nelle ambientazioni capresi. Proprio Capri fu l’isola-rifugio in cui l’artista ritrovò il piacere di una pittura libera e sperimentale, in cui far emergere la forza espressiva del colore e della luce. Un modo di esaltare la bellezza della natura mediterranea.

Antonino Leto, Grotta rossa, 1882 ca, olio su tela
La natura misteriosa e incontaminata appare come una visione poetica nell’opera Grotta rossa, dove le acque del mare sembrano “lastre di smeraldi e di zaffiri”.