La GAM testimonia anche la riscoperta di altre culture, comprese quelle orientali, folcloriche e regionali tipiche dell’Italia meridionale e delle sue scuole di pittura di fine secolo che, in una pluralità di esiti diversi, sviluppava apporti culturali e figurativi eterogenei. Una certa connotazione esotica si riscontra nella valorizzazione delle realtà locali, supportata dai nuovi interessi scientifici e intellettuali di cui Palermo fu pioniera, con Giuseppe Pitrè, medico umanista e fondatore della scienza folclorica.

Ettore De Maria Bergler, Rinaldo e Armida, 1912, olio su tela

Ettore De Maria Bergler, Donna di Sicilia in costume di Piana degli Albanesi, 1933 ca., olio su tela
A questo clima può essere ricondotto Armida e Rinaldo, di Ettore De Maria Bergler, come anche, dello stesso autore, Donna in costume di Piana degli Albanesi. Allo stesso filone dell’esotismo di fine secolo, impregnato di mode spagnole o giapponesi – come testimoniano anche le opere liriche rappresentate nei teatri all’epoca – ci riportano i lavori di Antonio Mancini.

Antonio Mancini, Costume spagnolo, 1915-1918, olio su tela

Antonio Mancini, Ventaglio Giapponese, 1915 ca., olio su tela
Artista formatosi tra Napoli e Parigi, Mancini è l’autore di Costume spagnolo e Ventaglio giapponese, entrambi esposti alla GAM e caratterizzati dalla presenza di due volti di donna connotati dalla vitalità del colore con forte impatto visivo ed emozionale.

Vincenzo Ragusa, Ritratto di Eleonora O’Tama Ragusa, 1883, terracotta

Vincenzo Ragusa, Conducente di Risciò,1883, terracotta
Al mondo giapponese attraverso lo sguardo di un siciliano rimandano le due sculture in terracotta di Vincenzo Ragusa, una dedicata alla moglie Eleonora O’Tama Kyohara Ragusa e l’altra ad un anziano conducente di risciò.