La Biennale di Venezia, istituita nel 1895, fu punto di riferimento continentale degli ambienti artistici siciliani e della Galleria stessa, legata a questa manifestazione artistica da una stagione di grandi acquisizioni.

Lionello Balestrieri, La moglie del poeta, 1897, olio su tela

Pietro Fragiacomo, Ombre notturne, 1907 ca, olio su tela
Dall’edizione del 1907 della Biennale, a poco più di un anno dalla decisione presa di costituire il nuovo museo, operò una delegazione della Galleria d’Arte Moderna che riuscì a portare a Palermo opere che raccontano la complessa temperie della cultura artistica del primo Novecento. A questo anno risalgono gli acquisti di opere come La moglie del poeta di Lionello Balestrieri e il paesaggio lagunare di Fragiacomo con Ombre notturne.

Franz Von Stuck, Il peccato, 1909 ca., olio su tela
Tra le numerose e importanti opere a cui sono dedicate due sale al secondo piano della Galleria, primeggia il capolavoro simbolista Il peccato, opera di Franz Von Stuck (uno dei protagonisti della Secessione di Monaco). Artista pioniere di una pittura allegorica e visionaria dalle atmosfere sensuali e dall’estrema cura formale, la sua verve artistica era caratterizzata dalla predilezione per alcuni temi, quali il conflitto tra il Bene e il Male. L’opera infatti mostra una moderna Eva avvolta in un boa che guarda lo spettatore sicura di sé, restituendo un’immagine della donna come creatura conturbante e pericolosa.

Ettore Tito, Amore e le Parche, 1909, olio su tela
Sempre all’atmosfera simbolista dell’edizione del 1909 rimanda l’Amore e le Parche di Ettore Tito, pittore veneto che all’epoca lavorava ispirandosi a temi mitologici, a cui si accostava con un’inquietudine moderna a motivo dei suoi recenti studi di psicanalisi. Le Parche indicano al piccolo Eros dove scagliare la sua prossima freccia, mentre una coppia di amanti è già vinta da questo sentimento: una selezione di temi legati alla riflessione sul destino e la scelta individuale.

Gaston La Touche, La collezione, 1903-1907 ca, olio su tela
Al mondo della belle époque rimandano opere quali Alla toilette di Camillo Innocenti, artista romano noto sulla scena parigina, così come gli acquisti del 1912 quali La collezione di Gaston La Touche (esposto a Parigi nel 1908 col titolo La vente Lelong), con l’elegante signora che si aggira tra le bacheche di una casa d’aste.

Lino Selvatico, Ritratto della signora A. C., 1912, olio su tela
Altra opera è Il ritratto della signora A.C. di Lino Selvatico, raffinata raffigurazione di un tipo di donna in voga al tempo, languida, annoiata ma con un’espressione intensa, alla Eleonora Duse.

Giovanni Boldini, Femme aux gants, 1901 ca, olio su tela
Il periodo più fervido degli acquisti alle Biennali si ferma intorno a questa data, fatta eccezione per Femme aux gants di Boldini, presentata nel 1932 alla mostra retrospettiva dell’artista, organizzata alla XVIII Biennale. L’opera di Boldini è un ritratto a mezzo busto di Emiliana Concha de Ossa, giovane rampolla della migliore società cilena, che risale al 1901 circa. In questo periodo l’artista ferrarese frequentava Palermo, città in cui ebbe modo di ritrarre personaggi di grande rilievo quali Antonio Starrabba, marchese di Rudinì – due volte primo ministro – o donna Franca Florio, moglie di Ignazio.

Ettore De Maria Bergler, Taormina, 1907, olio su tela

Cesare Laurenti, Dolore, 1900 ca, tempera su tavola telata
Infine, opere delle Biennali provenienti dalle donazioni fatte da Ignazio Florio sono Taormina di Ettore De Maria Bergler e Dolore di Cesare Laurenti, esposto alla Biennale del 1901.