Con la conquista normanna e l’alleanza tra monarchia e clero, rinsaldata dall’incoronazione di Ruggero II a Re di Sicilia (1130), Palermo divenne un cantiere finalizzato a consolidare, attraverso le strutture materiali, l’autorità̀ della corona e della cattedra vescovile. I Normanni, infatti, giunti in Sicilia dopo due secoli e più di dominazione araba, si appropriarono degli edifici precedentemente costruiti e li modificarono, non conservando testimonianze dei monumenti pubblici di epoca araba. Nonostante ciò, il concorso di maestranze arabe, bizantine e latine vide fiorire una straordinaria sintesi architettonica, di cui sono massima espressione la Cappella Palatina e il Duomo di Monreale. Nacquero così luoghi unici, come la Cattedrale di Palermo e il Palazzo Reale con la sfarzosa Cappella Palatina, il Castello della Zisa, le chiese di Santa Maria dell’Ammiraglio, San Cataldo e San Giovanni degli Eremiti, in cui gli impianti architettonici latini o greci sono abbelliti da ornamenti arabi – come gli alveoli e le stalattiti denominati “muqarnas” – e i palazzi sono circondati da giardini e distese d’acqua, decorati da fontane e mosaici.

Tra gli importanti monumenti di questa epoca – di cui troviamo raffigurazioni all’interno delle sale della GAM – ci sono lo scorcio di Palazzo dei Normanni ripreso da Michele Catti, il Castello della Zisa ripreso da Carlo Perna e San Giovanni degli Eremiti e il suo Chiostro, opere di Rocco Lentini e Giovanni Lombardo Calamia.

La Cappella Palatina si trova all’interno del Palazzo Reale, posto nel punto più elevato della città e che sorge sopra i primi insediamenti punici di Palermo, come narrano i sotterranei della fabbrica, ma fu anche edificato sui resti di una precedente struttura di età islamica. I re Normanni lo trasformarono, fin dal loro primo stanziamento, in un centro dirigenziale e residenziale, quindi simbolo del potere della monarchia. Fu Ruggero II, incoronato re di Sicilia nel 1130, a ordinarne la costruzione e l’abbellimento per farne la propria reggia: proprio a lui si devono i corpi di fabbrica più rappresentativi come la Torre Greca, la Torre Pisana, la Joharia e la Cappella Palatina, massimo esempio del sincretismo culturale dell’epoca normanna. Consacrata nel 1140, i generi diversi appartenenti alla cultura figurativa islamica, bizantina, occidentale fanno della Cappella l’esempio più rappresentativo delle arti mediterranee nell’ambito della Sicilia normanna. La pavimentazione mostra una straordinaria decorazione marmorea in opus sectile, mentre i mosaici del ciclo decorativo sono eredi della tradizione bizantina. I mosaici più antichi sono quelli della cupola e della navata centrale e risalgono al 1143. Il celebre Cristo Pantocratore benedicente è realizzato secondo i canoni bizantini ed è ripreso anche nel catino dell’abside. Più recenti i mosaici che illustrano la vita dei santi Pietro e Paolo nelle navate laterali.
Sulla parete opposta all’altare si trova lo spazio destinato al re, il soglio reale, rialzato di cinque gradini; al di sopra si trova il mosaico con l’imponente figura di Cristo in trono tra i santi Pietro e Paolo, datata al regno di Guglielmo II (1166-1189). Le tre navate sono coperte da soffitti lignei, dipinti da artisti musulmani: una straordinaria macchina lignea a muqarnas della navata centrale, che contiene il più vasto complesso di pittura islamica di età medievale che si sia conservato. Le decorazioni dipinte raccontano scene e personaggi di soggetto profano (musici, bevitori, danzatrici, lottatori) da ricondurre al cosiddetto “ciclo della vita del principe e dei piaceri della vita di corte”, tipico della cultura figurativa dell’Islam. Il periodo compreso tra la metà del XIII secolo e la seconda metà del XVI secolo fu caratterizzato da turbolente vicende politiche e il Palazzo Reale perse il suo ruolo di sede privilegiata dei sovrani che gli preferirono altre sedi, come il Palazzo Chiaramonte (noto più comunemente come lo “Steri”) o la fortezza del Castello a Mare, posti entrambi verso la costa.

Il Castello della Zisa venne costruito sotto il regno di Guglielmo I e portato a compimento sotto quello di Guglielmo II tra il 1165 e il 1167. Era una residenza estiva creata nelle vicinanze della città per il riposo e lo svago del sovrano; infatti era circondato da un giardino, da una peschiera e da una struttura termale. I Normanni, subentrati agli Arabi nella dominazione dell’Isola, furono fortemente attratti dalla cultura dei loro predecessori. I sovrani vollero residenze ricche e fastose come quelle degli emiri ed organizzarono la vita di corte su modello di quella araba, adottandone anche il cerimoniale ed i costumi. Fu così che la Zisa, come tutte le altre residenze reali, venne realizzata alla maniera “araba” da maestranze di estrazione musulmana, guardando i modelli dell’edilizia palaziale dell’Africa settentrionale, a conferma dei forti legami che la Sicilia continuò ad avere, in quel periodo, con il mondo culturale islamico del bacino del Mediterraneo. Il nome Zisa deriva probabilmente da al-Aziz, la splendente. Dal grande fornice d’accesso si accede alla sala più importante, quella della Fontana, a pianta cruciforme, decorata da muqarnas (volticine alveolate) in stucco, da mosaici di maestranze bizantine raffiguranti alberi, pavoni e cacciatori e da una fontana che riproduce simbolicamente un salsabil, un ambiente in cui la presenza di una fonte ricorda uno dei corsi d’acqua del paradiso coranico.


La Chiesa di S Giovanni degli Eremiti e il suo chiostro sono tra i più noti monumenti della Palermo arabo-normanna, che Ruggero II fece edificare nel 1136. Il complesso sorge appena sotto le mura del Palazzo Reale ed è noto per le sue cinque caratteristiche cupole rosse. Dall’esterno ha una volumetria compatta di conci squadrati di calcare. Il suo celebre chiostro è una struttura a pianta quadrata (m. 47×47) ubicata all’interno del giardino dell’omonima chiesa che apparteneva all’originario convento benedettino d’età tardo normanna. La sua struttura esemplifica la concezione spaziale propria della cultura fatimita: forme geometriche che, nella loro semplicità primordiale esprimono il divino, come il quadrato, il cubo e la sfera. Il loro connubio è un inno artistico al concetto di vita.
I suoi spazi sono scanditi da archi ogivali poggiati su colonne binate e intarsiate; l’armonioso equilibrio dello spazio è impreziosito da un secondo chiostro, più piccolo, che contiene al centro una fontana: anch’esso quadrato, sporge verso l’interno del chiostro principale. La fontana è interamente rivestita di marmo chiaro e presenta una vasca rotonda, da cui si innalza una colonna a forma di palma, sormontata da una sfera marmorea sulla quale campeggiano figure stanti, teste e foglie in rilievo: l’acqua sgorga in sottili getti da bocche umane e leonine.