La scultura del Novecento è presente con due grandi protagonisti del secolo, Emilio Greco e Pietro Consagra. Il primo, che studiò da autodidatta e si trasferì a Roma, si avvia alla scultura con attenzione al naturalismo e all’arcaismo anche sulla scia di echi di modelli etruschi e romani.
Ne la Testa (1937), opera caratterizzata dalla forte rotondità del cranio, lo scultore catanese è attento alla sobrietà e ai volumi che vengono appena graffiti da tratti sottili.

Emilio Greco, Testa, 1937, terracotta
Pietro Consagra è un grande innovatore del linguaggio della scultura del Novecento: l’artista dona l’Oracolo del Chelsea Hotel in occasione di una mostra antologica a lui dedicata, opera che esprime lo spazio inteso come “dimensione esistenziale”, in cui la scelta della frontalità come “anti celebrazione, lettura piana e colloquiale, valorizzazione del segno contro la massa, della superficie contro la profondità, del materiale contro la forma”.
Nel segno del contemporaneo appare anche la produzione di Tommaso Bertolino che ne L’acino acerbo (la mia modellina) (1929) mostra una fanciullina delicata che raffigura la fertilità in potenza, che sta per sbocciare, con un rimando alla simbologia contadina.

Tommaso Bertolino, L’acino acerbo (La mia modellina), 1929, bronzo
Al mondo contadino riporta anche l’opera di Antonio Ugo degli anni Trenta, La contadina, esempio della produzione matura di questo scultore, che in questo periodo si dedica al tema della maternità umana e divina, come la Madonna dell’agnello (ante 1934), che incoraggia il figlioletto a dare la sua fronda al tenero agnello. Un volto che voleva raccontare una “ideale bellezza muliebre isolana” mentre le “palpebre socchiuse in una nebulosità di sogno” conferivano alla figura “la pensosità dolente dell’umile gente di Sicilia”.

Antonio Ugo, Contadina siciliana, 1932, Marmo
Di rilievo anche le opere di Giovanni Barbera, artista membro del Gruppo dei Quattro (Renato Guttuso, Lia Pasqualino Noto e Nino Franchina), morto in giovane età. Dall’inizio degli anni Trenta, Barbera produsse opere in terracotta e in cera, caratterizzate da uno spiccato primitivismo da una componente lirica in cui le superfici scabre si animano per effetto della luce sulla materia. Chiudono il percorso del Novecento in Sicilia le sue Adolescente (1932-1934) e Donna seduta (1935).

Giovanni Barbera, Adolescente, 1932-1934, terracotta