IL MARE NELLE COLLEZIONI DELLA GAM

ANTONINO LETO E IL MARE

Antonino Leto, a parte alcune vedute delle coste siciliane, dedicherà invece gran parte delle sue vedute e marine del lungomare napoletano, come Mergellina o Torre del Greco dove ambienta la sua celebre opera, I funari di Torre del Greco, di cui alla GAM si conservano gli studi eseguiti all’inizio del suo soggiorno caprese, il suo rifugio in cui ritemprarsi fisicamente e dove creare liberamente.

Antonino Leto, Studio per “I Funari di Torre del Greco”, 1883 ca., olio su tela

In Sicilia, invece, Leto – su suggestione dei Florio – dedica un’opera giovanile alla costa su cui ricade lo stabilimento enologico del Marsale e un’opera più tarda dedicata alle meravigliose coste del trapanese, caratterizzate dalle montagnette bianche legate alla raccolta del sale: Le saline di Trapani (1881 ca.) che testimonia l’evoluzione del suo percorso artistico, ormai sempre più legato al naturalismo europeo e al sentimento verista di Giovanni Verga. Una veduta vasta e scandita dai cumuli di sale candidi e all’orizzonte, dove cielo e mare si confondono in una foschia dai toni pastello, e affiorano appena i contorni delle isole Egadi.

Antonino Leto, Saline di Trapani, 1881 ca., olio su tela

A Capri, infine, Antonino Leto, libero dagli schemi prestabiliti dell’arte e del mercato, crea le sue opere più poetiche, ispirate dal mare e in cui l’artista studia la forza espressiva del colore e della luce per mettere in risalto la struggente bellezza della natura mediterranea, come in Grotta rossa, nella quale, scriveva Maria Accascina, “la roccia che cade sulle acque è dipinta con la stessa tenerezza di toni di un’epidermide umana: rosa e liliacea con cicatrici nere di ombra, roccia che sa di carne, di tepore, come donna viva, rimasta imprigionata fra lastre di smeraldi e di zaffiri”.

Antonino Leto, Grotta Rossa, 1882 ca., olio su tela