La sezione dedicata al Novecento in Sicilia si apre con le opere del più importante esponente del Futurismo in Sicilia, Pippo Rizzo, che aderì al movimento a Roma entrando in contatto con il gruppo guidato da Balla. Tornato a Palermo, cercò di collaborare con giovani artisti del gruppo di Artisti Siciliani Indipendenti e di portare innovazione nell’arte siciliana.
Il suo lavoro ottenne importanti riconoscimenti, come l’invito di Marinetti per la sala futurista della Biennale del 1926 o l’organizzazione della Mostra nazionale d’arte futurista a Palermo, inaugurata da Marinetti in persona e con la partecipazione dei rappresentanti più significativi del movimento.

Una sua dichiarazione di modernità artistica è espressa ne Il nomade (1929), raffigurazione emblematica dell’uomo contemporaneo: un moderno dandy ripreso in una posa energica dietro il quale si staglia una luccicante e metallica locomotiva in corsa. Lo sguardo stanco e melanconico del protagonista contrasta con gli elementi della composizione dai colori accesi.

Alberto Bevilacqua, L’elegantone, 1928, olio su tavola
All’espressionismo tedesco di Dix e Grosz e alla moderna École de Paris, rimandano i due lavori del palermitano Alberto Bevilacqua, artista intenso e originale del gruppo degli “Artisti Indipendenti”. Con L’allenatore di cavalli (1927) si affermò alla Biennale di Venezia e nella sezione degno di nota è di certo L’elegantone (1928) in cui un uomo buffo, nonostante l’eleganza nel suo sfoggiare una bombetta, i guanti bianchi e il sigaro, siede a un tavolino di un bistrot, sul quale poggiano un bicchiere di vino rosso e una bottiglia. Emerge il “grottesco” e traspare l’atteggiamento ironico e distaccato, insolito nel panorama italiano, con il quale Bevilacqua aderiva al linguaggio novecentista.

Lia Pasqualino Noto L’infermiera, 1931, olio su tavola
Fra i protagonisti del “Novecento siciliano” c’è anche Lia Pasqualino Noto – già esponente del Gruppo dei Quattro – che ne L’infermiera (1931) rappresenta un’atmosfera sospesa che rimanda al Realismo Magico: una donna seria e compita seduta a un tavolo, col suo libro, forse intenta a studiare. Dietro di lei, uno sfondo con una prospettiva di costruzioni geometriche. Un’opera in cui emerge la nettezza disegnativa dei contorni e un livello cromatico con tono medio e prevalenza dei grigi.

Infine, Donna e bimbo, è il capolavoro di Elisa Maria Boglino acquistato dalla Galleria alla Biennale di Venezia del 1930. Questa pittrice danese giunta a Palermo nel 1927, fu coinvolta da Pippo Rizzo nelle vicende della giovane pittura siciliana, portando nel gruppo di Artisti Indipendenti temi e forme della pittura contemporanea tedesca. Nell’opera ci presenta una mamma dalle spalle larghe e dalle grandi mani intenta a proteggere il suo bambino, sullo sfondo si osservano pale di fichi d’india (un rimando alla campagna siciliana). L’opera, che esprime un sentimento universale di maternità, si caratterizza per la rigorosa composizione delle masse, unita a un segno deciso e volutamente antinaturalista.