IL PAESAGGIO MEDITERRANEO NELLA PITTURA DELL’OTTOCENTO

MICHELE CATTI E IL PAESAGGIO INTERIORE

Michele Catti, allievo di Francesco Lojacono, fu interessato dapprima alle indagini sulla natura e la ripresa dal vero; dai tardi anni ottanta, cominciò ad appassionarsi a una visione interiorizzata della multiforme vita cittadina. Un interesse nato dall’aver visto delle piccole vedute parigine portate in città da Antonino Leto dopo il suo soggiorno a Parigi.

Ma non si trattava solo della ripresa di una vita cittadina, Catti infatti è l’artista che meglio esprime alla GAM la ricerca del paesaggio interiore, un filtro emotivo che si traduce in pittura e che riesce a calare non solo sulle figure umane, ma anche sulla vegetazione.

Michele Catti, La fiera dei morti, 1914, olio su tela

Così le grandi e più note vedute urbane, ingrigite da brume autunnali e luci basse, come Due novembre, Porta Nuova, La fiera dei morti o Ultime foglie divenivano proiezioni figurative dell’indole intima e melanconica del pittore. Dagli anni novanta dell’Ottocento i dipinti di Michele Catti entrarono nei salotti più esclusivi della Palermo fin de siècle, quelli di casa Florio, Tasca e Lanza di Trabia. Nel 1910 gli fu dedicata una mostra personale nei locali scolastici di piazza Castelnuovo, felicemente conclusasi con l’acquisto di Ultime foglie da parte del museo.